Non ho mai capito che male abbia fatto Veronesi per non essere il nostro ministro della sanità. Io apprezzo moltissimo quello che dice e quello che fa ….. nei suoi articoli traspare tutta le generosità e la gioia che un medico che si occupa di tumori deve avere. Leggetevi l’articolo di seguito tratto dalla Repubblica del 28 Dicembre 2007 sulle speranze e le realtà del 2008 ……
Il ruolo del cittadino nella nuova frontiera della lotta ai tumori
Per l’anno che verrà le nostre aspettative ruotano intorno a tre cardini: la tecnologia, la genetica, la partecipazione della popolazione alla tutela della salute. In particolare per la lotta ai tumori, la terapia si evolverà ancora verso la “mini invasività”, che significa per il malato interventi più mirati e conservativi con ricoveri più brevi, minore tossicità e migliore qualità di vita. La radioterapia svilupperà la metodologia intraoperatoria e sarà meglio tollerata grazie all’utilizzo di schemi accelerati e dosi studiate anche in base al menoma del singolo tumore. Per ridurre il peso dei trattamenti si farà un uso estensivo della pianificazione della cura con gli ultimi strumenti della diagnostica per immagini (come la Tac/Pet), dei radiosensibilizzanti, dei radionuclidi e anche degli ultrasuoni. Intanto la chirurgia aprirà le porte alla robotica: il robot verrà utilizzato in ginecologia, in gastroenterologia e in chirurgia toracica. L’unione di tecnologia e conoscenze genetiche è un moltiplicatore di risultati che ci conduce verso un sempre maggiore controllo della malattia: con la medicina predittiva, che è lo studio delle condizioni genetiche che predispongono al rischio; con la diagnosi precoce di natura molecolare; con la valutazione della prognosi dei pazienti sulla base del profilo genico; con lo studio, sulle base delle conoscenze geniche, della risposta individuale ai farmaci. Certo il grande obiettivo rimane quello di arrivare farmacologicamente al bersaglio tumorale, con i farmaci cosiddetti intelligenti, in grado di agire in modo selettivo e mirato sulle cellule tumorali. Ci aspettiamo anche nel 2008 che nuove molecole di questo tipo entrino in sperimentazione clinica. Tuttavia è ormai oggi evidente che né le conoscenze del Dna né le tecnologie possono produrre cambiamenti significativi senza un ruolo attivo della popolazione nei confronti della propria salute. Stiamo assistendo al passaggio dall’idea di Welfare State a quella di Welfare Community. Uno Stato garante, che si prende cura del benessere dei suoi cittadini e dà assistenza, lascia il posto a una comunità intera che vi concorre e ne assume la responsabilità. La conquista e la salvaguardia della salute riguarda anche le istituzioni, la scuola, la famiglia, la ricerca scientifica. E anche il cittadino, che è chiamato a seguire comportamenti e stili di vita corretti. Se ci ammaliamo diventiamo “partner” della cura, e se siamo sani la nostra azione di prevenzione individuale diventa anche beneficio per la comunità.