Due articoli domenicali mi hanno fornito due certezze :
- la prima certezza è che non sono nè pazzo nè visionario infatti anche altri compagni /e/o amici vedono le cose del PD con la mia stessa angolatura ……..
- la seconda certezza che quello che è sempre stato il nostro popolo che sembrava irretito da questo pachiderma chiamato PD ha iniziato a dare segni di risveglio.
Le due notizie che mi hanno “ringalluzito” riguardano l’una la sconfitta di OFFIDANI alle primarie del Fermano che significa la sconfitta della nomenklatura del PD a favore di un candidato verde da sempre radicato su quel territorio; la seconda è che un assemblea di “elettori” del PD ha accusato la segreteria romana del PD di “metodi da clan”.
Leggete pure i due articoli riportati qui sotto.
Naturalmente la mia soddisfazione non ha niente di personale nei confronti degli sconfitti e dei contestati, ma trae origine dalla constatazione che nel partito c’e’ ancora gente che ha voglia di lottare e di cambiare e che è disposta a ricominciare da zero…. non da tre come qualcuno cercherebbe di fare.
| DOMENICA, 08 MARZO 2009 |
| Pagina 13 – Interni |
| Autoconvocati Pd accusano il vertice “Metodi da clan” |
| Il segretario del Lazio sbotta: “Ma quale clan!”. La base: in Europa quota di “esperti” |
| RENATA MAMBELLI |
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| ROMA – Nella sede del Pd echeggia per la prima volta la parola “clan” e Roberto Morassut, eletto segretario regionale del Lazio senza ricorso alle primarie su input di Goffredo Bettini, si agita sulla sedia e sbotta: «Ma quale clan!». È l´assemblea degli “autoconvocati” e va in scena la contestazione della gestione del partito: sotto accusa la mancanza di democrazia, la cooptazione come metodo per i quadri dirigenti, ma anche le strozzature al dibattito, l´esclusione degli esterni, la mancanza di competenza di chi è chiamato ai vertici. La parola “clan” la usa Mario Adinolfi, componente della direzione nazionale: ricorda i sondaggi che danno il Pd al 21% e accusa il vertice del partito di gestirlo col “metodo Morassut”. Ma prima di Adinolfi l´accusa risuona in tutti gli interventi: la speranza delle primarie è andata perduta e con essa milioni di voti, l´uscita di scena di Veltroni è avvenuta senza confronto con la base. Prima delle stoccate al vetriolo contro i piani alti del partito, su uno schermo scorre il video corrosivo di Diego Bianchi, detto “Zoro”, che documenta senza pietà la resa di Veltroni e il silenzio dei big del partito che l´ha seguito. «Chi ha paura delle primarie?» si chiede Daniele Mazzini, uno degli animatori degli “autoconvocati”, che giudica il partito in clamoroso ritardo sui tempi, mentre qualcuno propone due tornate di primarie: una per i candidati, una per il segretario. Ma non è solo il metodo, non è solo la mancanza di democrazia a urtare la sensibilità di queste facce nuove del Pd. In molti degli interventi si accusano i politici di carriera di avere occupato il partito. Esiste – denunciano – un “cencelli” tra veltroniani e dalemiani che blocca il lavoro delle sezioni e le svuota. Per questo, tra le mozioni approvate a fine dell´assemblea, una chiede già alle prossime elezioni europee una quota di candidati sia costituita da “esterni” e da “esperti”. |

CLANCRAZIA
Carissime e carissimi, come militante che ha contribuito alla costituzione del PD a San Benedetto Tr., non è possibile accettare il non rispetto delle regole da chi per primi li dovrebbe rispettare e mi riferisco al metodo delle “Primarie”. Devo ricordare che le primarie, dopo l’approvazione, sono ormai un patrimonio di tutto il partito a livello nazionale, regionale e provinciale e non si capisce perché il coordinatore comunale e la segretaria del Circolo San Benedetto Centro abbiano organizzato l’assemblea degli aderenti il 4 novembre, più di trenta giorni dopo l’approvazione del regolamento per le primarie per la scelta del candidato alla carica di Presidente della Provincia di Ascoli Piceno (2 ottobre 2008) e la comunicazione dei candidati alle primarie quattro giorni dopo la scadenza (30 novembre 2008).
Ripetere gli errori del passato, significa indirizzarsi sulla strada sbagliata. Se questi dirigenti del PD vogliono continuare a fare i dirigenti, devono capire che il cambiamento deve avvenire con un’evoluzione culturale radicale per la gestione del nuovo partito in senso davvero democratico.
Noi, democratici davvero di San Benedetto Tr. possiamo anche far finta di niente, resta il fatto che lo scenario politico attuale sta lentamente dissolvendo lo spirito goliardico delle primarie e con esso lo stesso futuro del PD (fra di noi, possiamo dirlo, stiamo all’angolo e di brutto, a nulla servono le dichiarazioni incrociate che arrivano dai nostri ormai logori dirigenti comunali e provinciali).
Il PD è nato (anche nella nostra città, nelle provincie e nella regione) con tutte le contraddizioni tecniche e metodologiche che in tanti abbiamo evidenziato ma potevamo anche mandarle giù, passata quella fase saremmo stati rincuorati da un nuovo spirito unitario che tramite il nuovo soggetto avrebbe dovuto contaminare l’opinione pubblica, questo pensavamo in molti. Invece no, il rospo delle primarie all’italiana non è stata la punta negativa di una fase che legittimamente avevamo creduto finita, stiamo ora scoprendo che l’apice di una tumultuosa indigestione politica fatta di totale incapacità generale è ancora in fase di cottura e chissà cosa ci riserverà. Per adesso il quadro è a dir poco preoccupante.
Nell’ultima riunione di circolo convocata nell’ex sezione dei DS, tappezzata ancora con i vecchi simboli del PCI poi PDS, poi Cosa 1,2,3 e poi DS, l’assenza dei militanti dell’ex Margherita era sotto gli occhi di tutti e che il PD è tutto tranne che unito, che le anime pie che volutamente hanno rinunciato alla battaglia elettorale delle primarie non si sono ibridate né tanto meno ammansite, si stanno piuttosto riorganizzando per lo scontro finale in vista di un solo esito possibile e cioè la morte del progetto originario. Il coordinatore comunale si comporta come se fosse il coordinatore di un “Clancrazia” non di un partito e, infatti, questo è il PD nella nostra città, la fusione a freddo di due ex partiti Ds e Margherita (come tempo fa dissi a amiche, amici, compagne e compagni) e l’emarginazione dei cittadini appartenenti alla società civile. Le due componenti che esistono nel PD si comportano come fossero due veri e propri partiti e in questo sono coadiuvate dalla totale assenza di struttura nel partito che per lo meno avrebbe l’opportunità di incanalarle in discussioni regolate.
Carissime e carissimi, sapevamo che tra le due parti del PD sarebbero nati dei contrasti, quello che però ora non possiamo accettare è che la partita sia giocata tramite una guerra civile al suo interno, guerra che finirà per allontanare tutti i possibili elettori che fino ad oggi non hanno mai votato per il centrosinistra e che mai lo voteranno, statene certi. Pertanto, vi chiedo di commissariare il coordinatore comunale del PD e il Circolo del PD di San Benedetto Tr., fin quando non si normalizzerà la situazione politica e organizzativa.
Con molta cordialità, Tonino Armata
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