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Archive for the ‘Hello World !’ Category

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Questa considerazione di un lettore ed il puntuale e per me magnifico commento di Michele Serra non hanno bisogno di ulteriori commenti  quindi ……. buona lettura a chi mi segue .

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Guarda il file scansione0003

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UNICAM intende iniziare a sperimentare le nuove tecnologie informatiche nel suo territorio principale.

In particolare, dopo i successi raggiunti dall’Informatica camerte nell’esecuzione di progetti innovativi finanziati dalla Regione Marche e dalla Regione Lazio, Unicam ritiene importante riversare la propria esperienza tecnologica nella città ducale . A breve infatti sono previste importanti iniziative che sfoceranno la prossima primavera nella settimana dell’innovazione in collaborazione con i Comuni della Consulta.

Questo contenitore tecnologico esteso territorialmente in diversi temi ( domotica, energia, media, comunicazione etc..) conterrà sia la seconda edizione del Festival di Arte Elettronica New  che la Notte Bianca delle Tecnologie.

Per prepararsi a questo evento  Unicam si appresta a progettare una INTERNET x TUTTI che si estenderà senza soluzione di continuità dai collegi universitari ai giardini della Rocca del Borgia attraversando tutto il centro storico.

Verrà progettato e realizzato un nuovo modo smart per la visita della città sfruttando le tante tecnologie che oramai turisti e visitatori possiedono.

Verranno utilizzate la Smart Card che vengono rilasciate agli studenti per una moltitudine di servizi cittadini che vanno dai trasporti allo sport, dagli acquisti alle mense.

LA GRANDE NOVITA’ INTRODOTTA DA INFORMATICA E’ CHE TALI PROGETTI SARNNO INSERITI NEI CURRICULA DI STUDIO PER GLI STUDENTI CHE QUINDI PER LAUREARSI DOVRANNO ESEGUIRE E REALIZZARE PROGETTI DI INTERESSE PER IL TERRITORIO.

Il nome del progetto (INCA) evoca la determinazione e l’intelligenza di questo popolo che aveva una visione planetaria della propria terra e non può essere che di auspicio per le aspirazioni di questa  università e di questa città.

Camerino li 20 Giugno 2013

Alberto Polzonetti

Delegato per il Rettore all’Innovazione Tecnologica

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Ieri sera ho seguito il segretario generale della FIOM ospite di Fabio Fazio e dico subito due cose abbastanza neutre. La prima è relativa alla presenza di un personaggio pubblico che ha ancora entusiasmo da vendere e dice cose a cui crede; la seconda è che nei circa venti minuti della presenza non ha dato spazio a quel fighetto di  FF. (altro…)

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GRILLI E MANDRILLI

ImmagineBah! Mi sembra che veramente nella rete la maggior parte dei commenti sull’elezione del presidente della Repubblica siano andati ben sopra alle righe.

A tutte queste persone mi viene voglia di chiedere dove stavano 50 giorni fa’ quando hanno votato e dove stavano quando i loro amici hanno affossato qualsiasi tentativo di un governo di cambiamento prendendo per il culo il predidente incaricato  in diretta streaming…..

Bellissima democrazia ma quando si vota e gli altri sono di più perché il popolo sovrano li ha

l i b e r a m e n t e votati ci sta che si può perdere.

Hai voglia di giustificare  la “marcia su Roma” che in realtà era una gita ma difficilmente si potrà dimenticare il grillo urlante “ tuti a casa tutti a casa” di fronte alla compostezza di un anziano signore che dimostra anche parlando a braccio più lucidità di qualsiasi grillo.

E’ veramente molto poco edificante ma che Grillo fosse un buffone lo si sapeva , quello che si sapeva di meno che gente che questa democrazia ha fornito di soldi, cultura , libertà, rete internet etc…. considerino quello che è successo Sabato 20 Aprile una cosa molto bizzarra, infischiandosene di regole , di educazione, di senso del dovere come una persona eletta dovrebbe avere.

Io accetto la provocazione che la parola “GOLPE” usata da Grillo e dai Grillini e da sedicenti nuovi appassionati di questo fenomeno, possa essere stata male interpretata, ma uno che se ne intende ( il sindaco di ROMA Alemanno) stamane ha dichiarato che solo loro hanno il copyright della marcia su Roma e che ness’unaltro può appropiarsi di questo brand.

 

Conclusione : evoluzione della specie i grilli si trasformano in mandrilli

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«CERTO che se doveva finire così, erano meglio i Maya». Il giorno dopo il meteorite elettorale, il popolo di sinistra twitta ironiche amarezze e urla disperate proposte. Se i dirigenti dovessero ascoltarle, per una volta nella vita, la complicata strada del dopo voto si spianerebbe di colpo. In sole tre mosse. Primo, un governo a termine per approvare in Parlamento pochi provvedimenti ai quali i grillini non potrebbero dire no.

Per esempio, la riforma elettorale e della politica, il dimezzamento dei parlamentari e dei rimborsi elettorali, l’abolizione delle province, il taglio delle spese militari. Secondo passo, le dimissioni di Bersani e dell’intero gruppo dirigente, per lasciare spazio a una leadership più moderna e coraggiosa, con un altro candidato premier: tutti sanno chi. Terzo, il ritorno al voto appena possibile.
Questo invoca la base del Pd, con la stessa ingenua forza con cui diciassette anni fa, quando non esistevano Twitter e Facebook, scriveva imploranti lettere ai dirigenti perché approvassero una legge sul conflitto d’interessi, magari 

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con la Lega ribaltonista. Ma siccome i dirigenti la base non l’hanno mai ascoltata, a costo di perdere un pezzo alla volta, perché oggi sì?
Si può perdere in tanti modi e la sinistra italiana li ha sperimentati tutti. Ma nello stesso modo a distanza di diciannove anni costituisce un record inquietante. L’invincibile armata di Bersani ha ripercorso uno per uno gli errori della gioiosa macchina da guerra di Occhetto, annata ’94. Si è cullata nell’illusione virtuale della vittoria, senza muovere un passo. Invece di intercettare la voglia profonda di cambiamento, ha voluto accreditarsi come sopravvivenza del vecchio. Nel caso di Occhetto, la continuità con il presunto meglio della Prima Repubblica, con Bersani il meglio della Seconda. Peccato che il Paese fosse già altrove.
I due milioni di elettori di sinistra che negli ultimi giorni hanno svoltato per Grillo, mettendo in ridicolo i poveri sondaggisti, cominciano a confessarsi sui social network. Ne emerge un lungo elenco di occasioni perse dal Pd per accreditarsi come vera alternativa a una partitocrazia corrotta e moribonda. Un elenco che i nostri lettori conoscono bene, dalle mancate leggi sul conflitto d’interessi alle timidissime battaglie per la legge anticorruzione o la riforma elettorale. E poi tutte le strane assenze quando si trattava di approvare in Parlamento, in regione, in provincia o in comune un qualsiasi taglio dei privilegi di casta. E anzi il voto comune, con l’ultimo Batman di provincia, per aumentarsi i fondi. E gli affarucci di quartiere o gli affaroni delle merchant bankrosse.
A ogni giro un bel pacco regalo di centomila voti a Grillo.

Se a tutto questo si aggiunge l’eterna incomprensione della questione settentrionale, in gran parte coincidente con la questione fiscale, ecco spiegata la sconvolgente geografia del voto. Otto milioni di voti persi da Berlusconi e alleati e non uno finito nel paniere del centrosinistra, che ne ha persi a sua volta quattro milioni. Ci si aspettava nel Nord industriale il ritorno a casa del voto popolare, per anni affascinato dal populismo bossiano. Il risultato è che i 5 Stelle sono di gran lunga il primo partito a Mirafiori e in Barriera di Milano a Torino, nei poli di Mestre e Porto Marghera, nelle aree portuali e nelle periferie industriali di Genova. Oltre che a Sud, nella Taranto dell’Ilva, a Termini Imerese, nel Sulcis. Un luogo comune dice che il difetto della cultura di sinistra è di essere rimasta ancorata alla visione della fabbrica fordista. A giudicare da queste cifre verrebbe da rispondere: magari. Un voto operaio così compatto, per un partito che fra l’altro propone l’abolizione del sindacato, non si registrava dal Pci di Berlinguer, epoca nella quale Beppe Grillo era soltanto la seconda attrazione dei festival dell’Unità, dopo Roberto Benigni.
Un giovane militante del Pd milanese, dopo la mazzata ulteriore della vittoria di Maroni, ha twittato un’immagine rovesciata del celebre “Quarto Stato” di Pellizza da Volpedo, con il popolo di schiena che torna a casa, giacca in spalla. Non è un’allusione alla sghangerata banda di Ingroia, piuttosto l’istantanea della dirigenza del centrosinistra. Un mondo, una scuola politica che hanno dato tutto quel che potevano dare, sopravvivendo oltre ogni limite. Bersani era uno dei figli migliori di quella tradizione, ma non è bastato. Di tutta la sua campagna elettorale, l’occasione della vita, si ricorderà un unico slogan, una battuta presa a prestito da Crozza. Il tempo delle sfide per lui era finito con le primarie. Ora il popolo della sinistra chiama in scena a gran voce colui che la sfida l’ha persa. Ma ha l’aria di potere e soprattutto di volere vincere le prossime, le più importanti.

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DIECI INVERNI

DIECI INVERNI

Una stupenda storia di sentimenti da non perdere

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