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Oggi 26 Dicembre sono passati 60 giorni da quella serata che ha sconvolto la vita di tanti uomini e donne da USSITA a CAMERINO. Come so non bastasse ci siamo beccati un 6,5 domenica 30 Ottobre quando pensavamo che il peggio era passato. Ebbene ho la sensazione che qualcosa non quadri perché in effetti tutto tace intorno alla mia città ed i si dice e si mormora sono tanti ma non è giusto.

Vediamo cosa a mio avviso non va :

UNO

22.12.2016 Riaperta la zona rossa e la piazza san Benedetto a Norcia. Ci sono tutti, ma proprio tutti  Cattedrale imbracata in 50 giorni; da noi per guadagnare 200 metri lo stesso tempo. riapertura-zona-rossa-678x381

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CON CHI CE LA DOBBIAMO PRENDERE ? QUALI MALI OSCURI ABBIAMO ?Consiglio comunale programmato dopo 60 giorni dal sisma senza nessun punto di discussione

DUE

In sessanta giorni il Sindaco di Camerino non ha ritenuto necessario convocare un Consiglio Comunale per ascoltare il contributo e le proposte dei consiglieri denigrando quella parte di cittadini che non lo hanno votato e che hanno i loro rappresentanti nè chiamati nè ascoltati. Per ironia della sorte al 61-mo giorno si convoca il consiglio con questo ordine del giorno

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NESSUNA VOCE PARLA DI TERREMOTO E/O DI EMERGENZA.  S C A N D A L O S O

TRE

SCHEDE FAST :  L’agibilità degli edifici situati nelle aree colpite dal terremoto di fine ottobre potrà essere verificata con una procedura veloce. La protezione Civile ha messo a disposizione la scheda Fast, che consentirà di esaminare con urgenza la situazione degli edifici e quantificare le reali esigenze abitative. ( fonte protezione civile)fast

L’archiviazione e la gestione delle schede è affidata al Comune di Camerino ; procedura veloce solo per alcune abitazioni, danni erariali ingenti , cosa dice la CORTE dei CONTI ? Tutto regolare o sorpassi in curva ?

QUATTRO

Sembra di essere in piena zona di guerra per come la nostra zona rossa è blindata. Ma se zrper sbloccare la zona e consentire ai cittadini di organizzarsi una vita alternativa ( consentendo un recupero beni meno traumatico) bisognerà attendere la totale messa in sicurezza credo che potremo organizzarci solo fra qualche anno. Bisognerebbe studiare una alternativa che consenta un ragionevole flusso di recupero. Mezzo secolo di vita in una abitazione non si recupera in un battito di ciglia.

CINQUE

Ma il rebus non sono le quattro osservazioni fatte ; non mi serve sapere ora come saranno risolti i problemi ecclesiastici del DUOMO o di Santa Maria in Via, se e quando ci saranno le schede per il rimborso , se guadagno qualche metro di zona rossa in un città deserta e spettrale, sie voglio le carceri nuove etc………..

LA DOMANDE A CUI  L’AMMINISTRAZIONE DEL MIO COMUNE DEVE RISPONDERE SONO MOLTO SEMPLICI :

  • quante sono nel centro storico di Camerino gli edifici lesionati ? i Vicini al 40% oppure vicini al 95% ?
  • che obbiettivo questa comunità si pone di raggiungere ? Tornare come prima ? Aggregarsi con altri comuni ? Scomparire ?
  • Con quale economia e con quali infrastrutture vivranno questi  cittadini?
  • Quali sono i programmi di sviluppo ed il calendario ragionevole dei tempi ?

san_filippo_neri_camerino1CARO SINDACO QUESTO MI DEVI DIRE ….. IO HO IL DIRITTO DI SAPERLO PER I MIEI FIGLI E PER IL MIO POCO FUTURO E TU HAI IL DOVERE DI FARLO CONOSCERE AI TUOI AMMINISTRATI che debbono poter decidere il proprio futuro ……

IO OGNI SETTIMANA TI FARO’ QUESTE DOMANDE E SPERO CHE TU POSSA RISPONDERE PERCHÉ’ LE TANTE INIZIATIVE GENEROSE E VOLENTEROSE ( Casa della Musica, Quartiere delle associazioni, asili in legno …. ) potrebbero non avere nessun senso.

 

 

 

 

 

 

 

Niente da dire amici miei ……..

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Questa considerazione di un lettore ed il puntuale e per me magnifico commento di Michele Serra non hanno bisogno di ulteriori commenti  quindi ……. buona lettura a chi mi segue .

NEUTRALITA’

E’ una parola tutto sommato di ambiguo significato se non ci si riferisce ad un concetto specifico ( guerra, chimica, economia ecc..)

A me interessa declinare questa parola in due aree la rete internet e il governo della Regione Marche.

Nel primo caso internet è per sua definizione neutrale; cioè fa del suo meglio per essere raggiunta da tutti a parità di condizioni tecnologiche. Sarà poi vero ? credo proprio di no perchè alcuni siti si raggiungono sempre prima di altri ( ebay, amazon, google ec…)

Nel secondo caso la parola è ancora più fine : salvando l’aspetto politico di norme, bandi etc… le occasioni che la regione da alle sue forze culturali, produttive , sociali dovrebbero essere neutrali senza favorire l’una o l’altra realtà marchigiana. SARA’ VERO ? Qui è ancora più semplice dire no .

itemNr3L’assessore Giannini annuncia da Guzzini a Recanati tre bandi di innovazione tecnologica dove i centri culturali del paese possono sostenere le aziende marchigiane ed averne un vantaggio per la propria ricerca e per i propri laureati ( insomma un bel vantaggio competitivo ) e che argomenti ti mette MECCATRONICA DOMOTICA MANIFATTURA SOSTENIBILE.

 

SARA SARA’ stata neutrale o avrà favorito una sola UNIVERSITECNICA MARCHE ?????????

 

Una giornata particolare

Non il film di Scola, ma una giornata ricca di soddisfazioni per chi come me ha avuto sempre a cuore da una vita le fortune professionali degli studenti di informatica ad UNICAM. Ebbene tre successi in questo fine settimana.

uno e due

Michelangelo Marani ; studente lavoratore del terzo anno ( lavora part time da due anni in ELIOS) e Cristian Perticaroli , studente lavoratore del terzo anno ( lavora part time da un anno in ELIOS) vincono una borsa di studio ARTOO CAMPUS per partecipare  ad un master residenziale di sviluppo di applicazioni web.

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Gianluca Gabrielli, “rifondatore” del LINUX USER GROUP di UNICAM nonché protagonista della foto della pagina Facebook UNICAMENTE INFORMATICA  ad un passo della laurea viene sottratto allo spin off NGB ( start up innovativa) dal CNR di Ancona . Dovrà sviluppare una distribuzione Linux, ai fini di realizzare un sistema dedicato che si interfaccerà con una serie di sensori, per poi elaborare dei dati.
Si tratta di un lavoro di un anno, dove potrà fare molta esperienza con Python e Linux e avrà l’opportunità di viaggiare per installare questo sistema nei punti di osservazione.
Queste le sue parole finali   “Ho molte idee per il futuro e voglio concretizzarne quante più
possibili. Spero che dopo questa esperienza, avrò un bagaglio culturale adeguato per fare grandi cose, magari insieme a lei ed all’università”
                                                      
Beh che dire ?!!!! Sono contento perchè finalmente anche nel mondo del lavoro e dell’occupazione chi studia informatica ad UNICAM incomincia ad avere ottimi risultati. Congratulazioni a tutti  e tre i nostri studenti. SIIIIIIIIIII sono ancora studenti chissà che combineranno da dottori ?

LUNEDÌ, 01 SETTEMBRE 2014   Pagina 43 – R2-CULTURA di Riccardo Luna

rifkin«CARI italiani, non c’è paese al mondo dove abbia trascorso più tempo in questi anni e quindi vi parlo col cuore. So bene in quale crisi economica vi troviate da tempo. Ora anche la recessione. Sembra che non ci siano soluzioni, molti lo pensano, e invece è un errore. È la scusa di non vuole cambiare niente. La tecnologia sta davvero creando un futuro migliore, una società più giusta dove la creatività e l’operosità saranno premiate. Nuovi posti di lavoro. Ma adesso, prima di ogni altra cosa, vi serve un elettrochoc. Una svolta psicologica.

Dovete passare dal cinismo — che conduce alla disperazione — alla speranza — che fa muovere le cose in fretta e fa ripartire l’economia. Quella speranza si chiama Terza Rivoluzione Industriale e lo strumento per farla è la creazione di una Super Internet, una rete intelligente che consenta lo scambio non solo di informazioni, ma anche di oggetti, grazie alle stampanti 3D, e soprattutto di energia rinnovabile che tutti ormai possono produrre autonomamente. Le tre condizioni fondamentali per questo nuovo paradigma sociale sono già pronte, si tratta solo di collegarle e innescare il cambiamento. Credetemi, nessun paese al mondo è più indicato dell’Italia a prosperare in questa nuova era».
Meno male che c’è Jeremy Rifkin, 69 anni, che ogni tanto arriva da Washington, dove vive, con un nuovo clamoroso libro ad annunciarci la lieta novella. La società a costo marginale zero. L’internet delle cose, l’ascesa del « commons » collaborativo e l’eclissi del capitalismo esce oggi in Italia per Mondadori ma è già stato un successo planetario: best seller negli Stati Uniti e in
Europa per molte settimane, solo in Cina ha venduto oltre 400 mila copie. Ma più dei numeri conta chi lo ha letto: capi di Stato e di governo, leader in cerca di una ricetta per uscire dal tunnel della crisi. Accogliendolo a Venezia per una conferenza all’inizio di luglio, il presidente del consiglio Matteo Renzi lo ha omaggiato così: «Una generazione di italiani è cresciuta con i suoi libri e con le sue idee». Rifkin ha risposto da seduttore: «Spero che vi serva di ispirazione…
».
L’ultimo politico ad essersi innamorato delle teorie dell’economista americano è Sigmar Gabriel, ministro per
gli affari economici e l’energia nel governo tedesco che si è profuso in lodi sperticate per il «grande scenario», «l’approccio visionario» e la capacità di sfidare «l’umore collettivo dominato dall’ansia per il futuro e dal pessimismo ». Detto dal vice cancelliere di Angela Merkel, è molto più di una semplice recensione.
L’economista americano a questo clamore è abituato e anzi è un maestro nel creare un cortocircuito virtuoso fra conferenze, consulenze e progetti, i famosi masterplan con i quali il suo team — il TIR Consulting Group — spiega agli amministratori pubblici come mettere in pratica la visione del guru: creare una Super Internet delle Cose in modo da far spazio ad una società “collaborativa” e superare il capitalismo.
Accanto alle collaborazioni con Unione Europea, Germania, Danimarca e Cina, masterplan sono stati redatti per il principato di Monaco, Utrecht, Sant’Antonio, la Francia del Nord (Calais) e persino per la città di Roma, anche se quest’ultimo è finito in un cestino: «Peccato, era un piano dannatamente bello. Me lo aveva chiesto il sindaco
Alemanno, spero che qualcuno lo
riprenda in mano».
Sono trascorsi 40 anni dal suo primo libro: How to Commit Revolution American Style . Era il 1973, lei aveva convinto migliaia di persone a bloccare il porto di Boston contro le compagnie petrolifere. Sono seguiti ventidue libri, e ogni volta c’era un futuro a portata di mano: non la fa un po’ troppo facile?
«Non ho rimpianti per quello che ho previsto. La vita è un percorso di apprendimento continuo e si impara più dai fallimenti che dai successi, ma credo di averci azzeccato spesso: la crisi
dei combustili fossili non me la sono inventata, e nemmeno lo sguardo critico sul biotech e gli Ogm. Quando poi ho scritto che con la robotizzazione un certo tipo di lavoro sarebbe scomparso, un celebre settimanale in copertina scrisse vedremo se ha ragione.
Qualche anno dopo ha fatto un’altra copertina per dire aveva ragione. Eppure non sono un indovino».
Non è neanche fortuna, immagino.
«No, sono mindful. Sono attento ai particolari. Vedo le cose ovvie che altri sottovalutano. Vedo le opportunità. L’Internet delle Cose, per esempio, mica l’ho inventato io. Se ne parla da anni,
ma nessuno aveva detto quali effetti comporterà per le nostre vite. Per esempio il fatto che da lì verranno i nuovi posti di lavoro che state cercando ».
Ma non c’è un eccesso di ottimismo nelle sue visioni?
«Non credo. Basta essere determinati. E comunque ci saranno rallentamenti, passi falsi, problemi. Ma davvero qualcuno crede che possiamo restare gli stessi nei prossimi 50 anni? Che usciremo dalla crisi con le stesso modello economico con il quale ci siamo entrati? Che il petrolio e i combustibili fossili continueranno ad essere il motore del mondo? Le riforme di cui parlate in Italia e in Europa sono necessarie, ma non sufficienti a farvi ripartire. Serve una nuova visione del mondo che metta assieme i tre cambiamenti in corso. È sempre stato così del resto. Nella prima rivoluzione industriale furono decisivi il motore a vapore, il telegrafo e la ferrovia; nella seconda l’elettricità, il telefono e il petrolio. Anche adesso si sta verificando la convergenza di tre elementi: la comunicazione,
l’energia rinnovabile e i trasporti guidati dai satelliti. Ma per entrare davvero nell’economia digitale, serve una infrastruttura potente,
una Super Internet».
Sembra un libro dei sogni. Realizzabili, forse, ma lontani no?
«La Germania si sta muovendo molto aggressivamente in questa direzione: il 27 per cento della sua produzione di energia viene dalle rinnovabili. E in Cina si sono impegnati a spendere 82 miliardi di dollari in 4 anni per creare una Super Internet dell’energia. Milioni di cinesi produrranno la propria energia rinnovabile col sole o col vento e se la scambieranno come oggi ci
scambiamo una email».
Curioso che proprio in America lei oggi sia meno ascoltato da chi decide.
«È una terribile ironia. Ma se uno va negli Stati Uniti oggi può sentire l’odore del vecchio mondo. Sembrano un paese stanco, che non ha più voglia di rischiare, terrorizzato di spendere soldi pubblici. Si sono innamorati dell’idea di estrarre energia fracassando le rocce, lo shale gas, invece che dalle fonti rinnovabili. Ma così facendo fra dieci anni diventeranno un paese di seconda fascia».
Veniamo all’Italia: la sua rivoluzione costa e con il debito pubblico che abbiamo chi dovrebbe pagare la Super Internet?
«Costa meno soldi di quel che immaginate. Molte cose già esistono, basta collegarle. E poi dire che non ci sono soldi per investimenti è una scusa. Ce ne sono tanti fra fondi europei, regionali, capitali privati. Basta indirizzarli in una visione. Fatelo e in 24 mesi vedrete i primi risultati».
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Non usciremo dalla crisi con lo stesso tipo di sviluppo che conosciamo
“Occorre passare dal cinismo, che porta alla disperazione, alla speranza, che fa ripartire tutto”
“Le condizioni per il nuovo paradigma sociale sono pronte, serve collegarle e avviare il cambiamento”
IL LIBRO
La società a costo marginale zero
di Rifkin ( Mondadori, pagg. 504, euro 22)

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